Relazioni liquide: tra libertà e paura di legarsi, la nuova geografia dei sentimenti
Ci siamo abituate a una strana forma di cautela sentimentale, alle relazioni liquide. Entriamo nei nuovi incontri come si entra in mare a maggio: un piede soltanto, pronte a uscire appena l’acqua diventa fredda. Diciamo libertà, indipendenza, autonomia emotiva. E certamente c’è anche questo, finalmente. La possibilità di scegliere, di andarsene, di non restare per forza. Ma sotto questa nuova geografia dei sentimenti si muove anche altro: una paura enorme di soffrire. C’è una frase, a un certo punto della conversazione con Ilaria Consolo, psicologa, psicoterapeuta e vicepresidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, che sembra spiegare da sola l’intera tragicommedia sentimentale contemporanea: «Abbiamo imparato a difenderci prima ancora di sentire». Fine. Sipario. Tutti a casa. O meglio: tutti sulle app, a scrollare facce vagamente intercambiabili.
Perché oggi il problema non è che non ci innamoriamo più. È che ci innamoriamo con l’airbag emotivo già aperto. Consolo non demonizza affatto la libertà relazionale contemporanea. Anzi. «Oggi c’è più consapevolezza, libertà di scegliere, di stabilire confini» spiega. E meno male. Nessuna nostalgia per i matrimoni tenuti insieme dalla paura del giudizio sociale o dall’“ormai stiamo insieme da vent’anni”. Eppure qualcosa si è inceppato. Perché insieme alla libertà è cresciuta anche l’intolleranza per tutto ciò che una relazione inevitabilmente comporta: ambivalenza, attesa, conflitto, incertezza. «Le relazioni ci espongono continuamente alla possibilità di essere rifiutati, sostituiti, delusi» osserva Consolo. Così, per non rischiare troppo, molti scelgono la strategia della semi-presenza: né dentro né fuori, né coppia né non-coppia. La chiameremo “zona grigia”.
Che detta così, zona grigia, sembra una cosa cool, sofisticata. In realtà spesso è solo una fredda sala d’attesa emotiva. «Per molti può rappresentare libertà» dice la psicoterapeuta. «Ma molto più spesso è una strategia difensiva. Una zona di comodo che permette di godere di alcuni aspetti del rapporto senza assumersi fino in fondo le responsabilità del legame». Tradotto: voglio la tenerezza, il sesso, i messaggi della buonanotte e qualcuno che mi ascolti quando sto male, ma senza la fastidiosa incombenza di definire cosa siamo. «Il problema è che nelle zone grigie raramente i due occupanti hanno la stessa temperatura emotiva». Uno spesso sta già arredando casa. L’altro pensava fosse un Airbnb.
Consolo lo dice chiaramente: «Quando i bisogni affettivi non coincidono, l’ambiguità produce ansia, insicurezza e talvolta anche ferite profonde all’autostima». Perché il non detto, nelle relazioni, pesa spesso più delle parole. E poi c’è il grande fantasma contemporaneo: il ghosting. La sparizione improvvisa. La persona che fino a ieri ti mandava i reel su Instagram e oggi sembra entrata in un programma di protezione testimoni. «Spariscono proprio nel vuoto» racconta Consolo. E sì, possiamo dirlo serenamente: oltre che sintomo di fragilità emotiva, il ghosting è anche parecchio maleducato. «Ma soprattutto racconta una difficoltà enorme nel sostenere il confronto emotivo. Quando si fatica a reggere la complessità del legame può diventare più facile scappare».
Viviamo nella civiltà della gratificazione immediata. Tutto deve essere veloce: il delivery, le serie tv, le notifiche, perfino il desiderio. «Esiste un parallelismo psicologico molto forte tra dating app e social media» osserva Consolo. «Si rischia di entrare in una logica consumistica delle relazioni: intensità rapida, conferma immediata, novità continua». Come al supermercato, ma con i sentimenti. Questa rapidità racconta il tempo che abitiamo. Un tempo in cui tutto è reversibile. Le case, i lavori, le città. Anche le persone. Tutto deve poter essere cambiato rapidamente, sostituito senza troppo dolore. «Le app di incontri non hanno inventato questa mentalità, semmai l’hanno resa visibile». Lo scorrimento continuo dei volti, la possibilità permanente di scegliere altro, di cercare di meglio.
L’immagine più feroce arriva quasi per caso, raccontando le esperienze di un’amica su Tinder: uomini «tutti un po’ uguali, tutti un po’ carini», scartati nel giro di minuti perché «ha fatto una battuta spiritosa all’inizio ma poi non ne ha fatte più». La selezione naturale secondo l’algoritmo: sopravvive chi intrattiene meglio nei primi trenta secondi. «Ma l’amore – se è di questo che vogliamo parlare – ha bisogno di tempo morto, ripetizione. Richiede di attraversare momenti opachi. E noi invece siamo figli di un presente che pretende risposte immediate a tutto. Siamo abituati alle conferme continue» dice Consolo. «I legami profondi invece richiedono tempi, attese». E no, non è moralismo.
«Le relazioni liquide» dice Consolo, «non sono il male. Possono anche essere una scelta libera, adulta, consapevole. La differenza la fanno chiarezza e reciprocità. Siamo due adulti consapevoli e consenzienti» spiega. «Lo decidiamo insieme». Quando invece questo tipo di rapporto non nasce da un ragionamento adulto, da una scelta ponderata, la domanda è: e se avessimo perso la tolleranza per l’imperfezione? Perché oggi siamo molto più consapevoli dei nostri bisogni, più capaci di riconoscere ciò che ci fa male. Ma, ragiona Consolo, «a volte questa consapevolezza rischia di trasformarsi in una ricerca esasperata di relazioni perfettamente aderenti alle nostre aspettative. Persone emotivamente impeccabili. Ironiche, risolte, profonde, leggere». Esseri umani senza attrito.
Solo che l’amore, quasi sempre, l’attrito lo produce. «Una relazione sana» dice Consolo, «richiede flessibilità cognitiva ed emotiva, ti obbliga a misurarti con i limiti dell’altro e con i tuoi. Con le differenze, i silenzi. Con i momenti di stallo». Alla fine, forse, il punto è questo. Non nell’essere liberi o impegnati, liquidi o tradizionali. Ma nel coraggio di tollerare l’incertezza senza trasformarla subito in fuga. E nella possibilità, ancora, di guardarsi negli occhi davvero. «Sentirne l’odore» dice lei a un certo punto. Una frase semplice, quasi antica. Come qualcosa che resiste.
Disponibile sia in versione cartacea che digitale