Giannini, la difesa peggiore dell'attacco: il post che riaccende la polemica
«Quando la toppa è peggio del buco», recita un detto romano. Mai metafora fu più calzante per descrivere l'ultimo post di Massimo Giannini, tornato sulle polemiche che lo hanno travolto dopo la sua apparizione a «DiMartedì» su La7. Ospite di Giovanni Floris, il giornalista aveva paragonato la longevità del governo Meloni a un essere umano che vive a lungo ma «immobile su una sedia a rotelle». Parole che hanno scatenato una bufera mediatica, con accuse di abilismo e insensibilità.
Ora Giannini prova a difendersi, ma la sua replica rischia di aggravare la situazione. In un post su Instagram, dopo aver chiesto scusa, ha puntato il dito contro la «strumentalizzazione politica» e ha negato di aver mai pronunciato il termine «disabili». Un'argomentazione che suona come una scusa formale, mentre l'attacco ai critici appare fuori luogo. Se in televisione si può essere colti in fallo dalla spontaneità del dialogo, scrivendo si ha tutto il tempo per riflettere. Eppure, la scelta è stata quella di alzare i toni, anziché limitarsi a un semplice mea culpa.
La domanda sorge spontanea: in quale categoria rientrano, se non in quella delle persone con disabilità, coloro che sono costretti su una sedia a rotelle? La metafora usata da Giannini, al di là delle intenzioni, ha ferito una comunità già stigmatizzata. E la sua replica, invece di spegnere le polemiche, le ha riaccese, dimostrando che talvolta il silenzio sarebbe stata la scelta più saggia.