Silvia Ziche: Papernovela, Lucrezia e il superpotere dell'ironia

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Confesso che dal 2006, appena inizio a sfogliare Donna Moderna, vado a cercare la vignetta di Silvia Ziche su Lucrezia e le sue inesauribili crisi esistenziali. Vent’anni e non c’è stata una volta in cui non mi sia riconosciuta in quelle situazioni tragicomiche. Oggi ho il piacere di incontrarla per parlare di una nuova avventura che rappresenta forse il coronamento della sua storia professionale.

Come autrice di testi e immagini, Silvia Ziche ha debuttato sulla rivista Linus nel 1987. Negli anni ’90 ha iniziato a lavorare per il settimanale Topolino, che dal 2007 “apre” con le vignette della serie Che aria tira. Ha collaborato con testate iconiche come Cuore, Smemoranda, Comix. Ma è nel 1996, grazie al suo humour e alla sua creatività, che rivoluziona i fumetti Disney made in Italy con Papernovela, irresistibile telenovela che ha per protagonisti i personaggi di Paperopoli.

Oggi, per celebrarne il 30° anniversario, Silvia Ziche torna con una storia inedita, Zio Paperone e il sequel per caso, che sarà pubblicata su Topolino del 13 maggio. E, in occasione del Salone del Libro di Torino, il 14 maggio uscirà un volume speciale di Panini Comics che raccoglie l’intera saga e la storia inedita.

«Avevo circa 25 anni, collaboravo con Topolino e il direttore disse di aver bisogno di storie brevi, per esigenze di foliazione. Mi sono buttata e ho detto: “Le faccio volentieri io, però collegate in una storia lunga”. Quando ero piccola abitavo con la mia famiglia in una vecchia casa in provincia di Vicenza. D’inverno faceva freddo, quindi stavamo tutti in una stanza: dovevo concentrarmi sui compiti e, per non essere distratta dalla tv, mi sedevo di schiena. Ma i dialoghi delle telenovelas, seguitissime da mia madre, devo averli interiorizzati al punto da sentire l’urgenza di usarli in qualche modo: così è nata Papernovela».

La nuova storia della saga esplora i cambiamenti tecnologici, ma ritroviamo i personaggi con cui siamo cresciuti.

«La storia è ambientata nel presente, quindi non potevo evitare di parlare dei social network, anche se zio Paperone trova il suo modo antisocial per farsi notare. Quanto ai personaggi, restano buffi, testardi, pieni di buone intenzioni disastrose. Sono più di 30 anni che li conosco, sono come gli amici che ti porti dietro da una vita: si evolvono, ma la loro essenza rimane quella».

Il volume Panini Comics raccoglie tutta la saga. Che effetto fa?

«180 pagine di storia a puntate in un solo volume? Una grande emozione. E la nuova storia di zio Paperone è una delle trappole in cui di solito mi metto da sola. Lo scorso anno, grazie ad alcuni fan di Topolino, ho scoperto che il 2026 sarebbe stato il trentennale di Papernovela. D’istinto ho chiamato la redazione e ho detto: “Facciamo qualcosa?”. Quando mi hanno risposto con un entusiastico sì, sono andata nel panico».

Da 20 anni la seguiamo nella striscia di Lucrezia su Donna Moderna. Esorcizziamo la dura quotidianità, seppellendola con una risata.

«A 20 anni creai per Comix il fumetto Alice a Quel Paese: una ragazza piena di sogni che si risveglia in una realtà moderna e cinica. Ero venuta a studiare a Milano, cercavo di farmi strada nel mondo editoriale e di ambientarmi nella metropoli. Poi, col tempo, i miei sogni e quelli dei miei amici andavano restringendosi, così a 30 anni mi sono detta che ci voleva un personaggio che rappresentasse il momento della disillusione adulta. Lucrezia mi è apparsa come un miraggio: evidentemente premeva per uscire».

La rubrica è un piccolo osservatorio antropologico. Dove prende l’ispirazione?

«Dai contrattempi quotidiani, i rapporti sentimentali storti, le crisi amorose, le domande esistenziali, i social network. Basta ascoltare le conversazioni delle persone sui telefonini, le mie amiche, i tg: gli spunti sono infiniti. E poi ci sono, naturalmente, sensazioni e disagi personali, che sono anche universali».

Nelle storie di Lucrezia e in quelle di Paperina si avvertono sensibilità e ironia femminili. Si considera un’autrice femminista?

«È stato quasi inevitabile. Vengo da un contesto molto tradizionalista, anche se negli anni ’90 non avevo i mezzi per comprendere il disagio che sentivo quando il mio talento non veniva considerato, quando i miei genitori non concepivano che io volessi fare studi artistici. Scrivendo e disegnando cercavo di dare forma alle emozioni a cui non riuscivo a dare un nome. Poi, a 18 anni, partecipai a un concorso di grafica umoristica e lo vinsi. Mio padre mi accompagnò alla premiazione e un professore dello Ied di Milano, che era in giuria, gli disse che avevo un grande talento. Dopo un anno allo Ied mi sono presentata alla redazione di Linus: sono un tipo timido, ma in quel caso sono stata un panzer. Spero che oggi il grande lavoro fatto dalle donne della nostra generazione serva alle ragazze per avere la strada più facile».

«Il mio lavoro mi diverte ancora tantissimo, ma mi manca il contatto umano. Prima c’erano le riunioni di redazione: nel lavoro creativo è importante scambiarsi idee, battute, proposte. Ormai mando i lavori via email, comunico solo con messaggi, spesso lavoro con persone che non conosco».

Cosa consiglierebbe ai ragazzi che sognano di lavorare nel mondo del fumetto nell’era della A.I.?

«Con l’entusiasmo e le antenne sensibili che si hanno a 20 anni, suggerisco di sfruttare tutto quello che questo mondo mette a disposizione. Andare alle fiere e proporsi; scrivere alle redazioni; creare pagine social personali su cui mostrare i propri lavori; sfruttare al meglio la tecnologia. Sono ottimi modi per fare gavetta e creare contatti».

Come forse direbbe Pirandello, l’ironia è il modo più lucido di guardare la realtà. Che cos’è per lei, che ne ha fatto una professione?

«Un superpotere che consente di decodificare la realtà e mantenere l’equilibrio in un mondo complesso. Se sei una persona ironica e autoironica, non cadrai mai nel ridicolo. Credo che ciascuno di noi possa fare piccole cose per migliorare il mondo, il mio modo è far vedere le contraddizioni e i paradossi nelle relazioni in modo divertente».

Disponibile sia in versione cartacea che digitale

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