Toto Wolff: "Kimi, il mio diamante grezzo che fa battere il cuore dell'Italia. A prescindere dalla Ferrari"

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Il braccio di Toto Wolff è saldo sulle spalle di Kimi Antonelli. Una protezione, davanti a una nuova realtà che esalta e spaventa insieme: l'essere, a diciannove anni, il più giovane leader di un Mondiale di Formula 1, trascinatore di un entusiasmo italiano, e non solo, che il team principal della Mercedes cerca di contenere "perché il viaggio di Kimi — assicura — è appena iniziato".

Toto, dopo Miami è stato molto chiaro: ci sono troppe aspettative al momento su Kimi. Qual è la sua preoccupazione maggiore?
"Kimi sta facendo un lavoro eccezionale al via di questa stagione. È solo il suo secondo anno in F.1 e ha vinto tre gare di fila, merita tutto il riconoscimento che sta ricevendo ma, allo stesso tempo, dobbiamo mantenere il senso della misura. La F.1 si basa sulla costanza e non solo sui singoli momenti di successo, e Kimi ha bisogno dello spazio per crescere e scrivere la sua storia senza troppe pressioni".

Cosa pensa succederà quando arriveranno i primi errori in pista?
"È proprio questo che mi spaventa. Kimi è giovane, è carismatico, una piccola grande stella... ma dopo un bellissimo inizio potrebbe avere dei momenti no e non voglio che l'opinione pubblica inizi a dire 'Oh, che cosa succede? Ci siamo sbagliati su di lui?'. Sarà tutto parte del processo di crescita a cui noi, come team, siamo pronti, ma la risposta dal pubblico, soprattutto in Italia, ci spaventa un po’. Tutti noi vogliamo che Kimi diventi uno dei grandi della F.1, ma è solo l'inizio e dobbiamo trattarlo come un diamante grezzo. I media, i tifosi, e anche noi del team dobbiamo fare questo sforzo".

Come lo state aiutando a tenere i piedi per terra?
"Quello con Kimi è un percorso lungo, che abbiamo intrapreso come team ormai molti anni fa. Abbiamo un gruppo di lavoro fantastico con persone che, a tutti i livelli, si assicurano che lui possa dare il meglio, che si senta protetto restando se stesso come pilota e come ragazzo. I suoi genitori in questo ci hanno aiutato molto, perché hanno fatto e continuano a fare un lavoro fantastico crescendo Kimi con i giusti valori".

Non si è trattato quindi solo di scoprire il ragazzino più veloce sui kart...
"No, e questo è importante da sottolineare. Ora tutti parlano del talento di Kimi, di quanto presto lo abbiamo trovato e sento dire cose come: 'La Ferrari avrebbe dovuto scoprirlo quando era giovane' ma questo non è corretto perché il vero valore che ha avuto il nostro programma di sviluppo Mercedes per giovani talenti è essere riusciti a creare il giusto ambiente per permettergli di crescere, dandogli i migliori strumenti e affiancandolo nelle situazioni difficili. Il talento è un punto di partenza ma il vero lavoro è stato durante questi otto anni insieme".

Pensa che parte dell'entusiasmo italiano nei confronti di Kimi sia dovuto al fatto che la Ferrari ormai da molti anni non vince un titolo iridato?
"Kimi ha 19 anni, è in testa al campionato, è spontaneo e autentico ma ha anche grande personalità... non voglio spegnere l'entusiasmo nei suoi confronti perché lo capisco, e credo che sia indipendente dalla situazione di Maranello: la Ferrari è come la Nazione in Italia, ha i suoi tifosi che saranno sempre amanti della rossa, e questo è un bene. Penso solo che Kimi stia riuscendo a far aprire un po’ il cuore degli italiani anche nella sua direzione, indipendentemente da quello che fa o non fa la Ferrari".

Serve tenere a bada l'entusiasmo ma possiamo dire che Antonelli ha stupito un po’ anche lei in questo via di stagione?
"Sì, assolutamente. Lo scorso anno l'ho ripetuto spesso: prendere un diciottenne in squadra ci avrebbe fatto vivere dei momenti di festa e altri in cui avremmo voluto strapparci i capelli per i suoi errori. Ma è stato un percorso necessario per portarlo a conoscere la squadra. Ad aiutarlo c'è il fatto che questa sia una nuova generazione di vetture e che tutti i piloti stanno ancora imparando. Mi aspettavo un buon inizio però devo ammetterlo: tre vittorie di fila non erano qualcosa che avevamo previsto".

Cosa pensa invece dell'avvio di stagione di Russell?
"Ciò che amiamo in questo sport è che il cronometro alla fine della gara non mente mai e il cronometro dice che Kimi ha vinto gli ultimi tre GP meritandolo. Russell non ha fatto altrettanto bene, in alcuni casi per problemi del team, o per sfortuna, e a Miami per suoi errori. Detto questo conosciamo il valore di George e sappiamo che tornerà, già dal Canada, molto competitivo e pronto a rendere la vita difficile ai suoi avversari".

A Miami si è però vista una McLaren molto più forte, grazie agli aggiornamenti portati sulla vettura. Cosa si aspetta dal Canada?
"Siamo solo all'inizio di questo nuovo ciclo regolamentare e la curva di sviluppo è molto ripida, quindi ci aspettavamo che McLaren, con un pacchetto di aggiornamenti importante, potesse guadagnare anche mezzo secondo. Devo dire che Red Bull è stata una grande sorpresa perché ha fatto un passo in avanti gigantesco, passando da più di un secondo di ritardo dalla vetta all'essere lì davanti per lottare con Verstappen. In Canada anche noi porteremo sviluppi ma credo che sarà normale, nel corso di quest'anno, vedere cambiare le prestazioni di gara in gara".

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