Lautaro-Calha, dagli stracci al patto scudetto: il retroscena del chiarimento che ha cambiato l'Inter
Il lavoro di Cristian Chivu si annunciava complicato, almeno fino a 10 mesi fa. Soprattutto rileggendo alcune dichiarazioni di luglio, partite dal Mondiale per Club come bombe pronte ad esplodere. Uscite per bocca di Lautaro Martinez prima e per penna di Hakan Calhanoglu poi. Due protagonisti che in breve tempo – e grazie alla mediazione dell'allenatore – hanno lasciato alle spalle le ruggini, accompagnando l'Inter fino alla conquista del 21° scudetto e al possibile Double, se la finale di Coppa Italia contro la Lazio andasse come sperano i tifosi nerazzurri.
Il tempo restituisce una visione completa dell'enorme lavoro del tecnico, subentrato nel momento più complicato della recente storia del club (il 5-0 in finale di Champions contro il Psg) ma capace di rigenerare un gruppo annichilito psicologicamente e fisicamente. Il fatto che oggi Lautaro e Calhanoglu possano rivendicare ruoli da protagonisti nella vittoria dello scudetto (16 gol il primo, 9 il secondo, solo in Serie A) nasce proprio da quel momento. Dopo l'eliminazione dal Mondiale per Club per mano del Fluminense, Lautaro si lasciò andare a dichiarazioni al veleno dirette verso il regista turco.
"Chi non vuole restare qui se ne deve andare, il mio messaggio è chiaro – sbottò Lautaro -. In questa squadra devi volerci stare, nel posto in cui abbiamo portato l'Inter e dove dobbiamo continuare a farla stare. Non faccio nomi, ma ho visto tante cose che non mi sono piaciute". Parole rivolte a Calhanoglu, in quel momento tentato dall'addio per il Galatasaray. La risposta del regista non si fece attendere: "Non ho potuto giocare a causa di uno strappo muscolare, solo per questo. Non c'è altro. Quello che mi ha colpito di più sono state le parole arrivate dopo. Parole dure. Parole che dividono, non uniscono – tuonò Hakan -. Io rispetto ogni opinione, anche quella di un compagno, anche quella del presidente. Ma il rispetto non può essere a senso unico. L'ho sempre dimostrato, dentro e fuori dal campo. E credo che nel calcio, come nella vita, la vera forza stia nel sapersi rispettare, soprattutto nei momenti più delicati. Non ho mai tradito questa maglia e non ho mai detto di non essere felice all'Inter. La storia ricorderà sempre chi è rimasto in piedi. Non chi ha alzato di più la voce".
Erano volati stracci. Colpa del tramonto di una stagione in cui si era accarezzato il Triplete e che si era chiusa senza titoli. Il livello di frustrazione era alto, comune a tutti, ed esplose a seguito dell'eliminazione dal Mondiale per Club. Ma è lì che prese il via il grande lavoro di Chivu, abile nel rigenerare un gruppo che per molti aveva raggiunto il capolinea.
"Per me, entrambi siete fondamentali. Vi incontrate, ne parlate e risolvete: ho bisogno di voi". Il succo del messaggio di Chivu fu semplice e diretto. Sia Lautaro che Calhanoglu presero alla lettera le istruzioni del tecnico. Dopo il Mondiale per Club la squadra andò in vacanza, staccando la spina e cercando di dimenticare la serata di Monaco e la sfortunata spedizione americana. "Quando il capitano tornerà ci abbracceremo e basta: siamo dei professionisti, non c'è problema", disse il turco, che mantenne la parola.
L'incontro in casa, il chiarimento, la pace. Pronti a ripartire. Se oggi l'Inter è tornata davanti a tutti in Italia, buona parte del merito va ai due simboli nerazzurri, capaci di mettersi alle spalle frasi pesanti e di ripartire da zero per il bene della squadra. Esattamente come chiedeva Chivu, che nonostante infortuni, voci di mercato e periodi complessi, ci aveva visto lungo: "Siete fondamentali". E fondamentali sono stati per accompagnare di nuovo l'Inter al top.